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Ho chiuso Spotex: cosa ho imparato dai miei clienti

Anni di siti, piattaforme custom e assistenza infinita. Poi la chiusura, e la domanda scomoda: se ricominciassi oggi, lo rifarei uguale? No.

Pubblicato 12 agosto 20266 min di lettura
Ho chiuso Spotex: cosa ho imparato dai miei clienti

Anni a costruire siti, piattaforme custom e sistemi software per clienti diversissimi tra loro. Poi la decisione di chiudere Spotex SRL.

La società è in liquidazione. Una parte dei clienti e dei rapporti è passata sotto Delta Software SRLS.

Ma per me non è stata solo una questione societaria. È stata l'occasione per fermarmi e guardare in faccia una cosa: come ho gestito i rapporti con i clienti.

E devo ammettere che ho imparato molto. Soprattutto sui miei errori.

Clienti, progetti e rapporti a lungo termine

In questi anni ho lavorato con realtà molto diverse: piccole attività locali, aziende industriali, startup, professionisti, gente che aveva solo bisogno di un sito.

A volte siti vetrina semplici. A volte piattaforme intere costruite da zero.

Shopify, Express.js, EJS, PHP, MySQL, PostgreSQL, Socket.IO, Nginx, sistemi custom progettati praticamente da zero.

Alcuni progetti duravano poche settimane. Altri diventavano percorsi di mesi.

Ed è proprio quella differenza che mi ha fatto capire una cosa: consegnare un progetto e gestire un cliente nel lungo periodo sono due lavori completamente diversi. E il secondo non lo pagava quasi nessuno.

Il caso delle piattaforme custom

Uno dei progetti più pesanti è stata una piattaforma per una startup nel settore fondi pensione.

Budget iniziale ridicolo rispetto al lavoro che poi è diventato. Otto mesi di sviluppo. E alla fine era un sistema serio.

Backend Express.js. Frontend custom con EJS. PostgreSQL. Autenticazione JWT. Gestione sessioni e autorizzazioni. Sicurezza. Reverse proxy con Nginx. Protezioni a livello server. Comunicazione realtime con Socket.IO.

C'era anche un sistema a camere, con utenti che potevano interagire solo in determinate condizioni e dopo aver accettato documenti specifici.

In parallelo seguivo SEO, personal branding e identità visiva del progetto.

Tecnicamente mi ha dato tantissimo. Commercialmente mi ha insegnato una lezione più importante: un progetto sottoprezzato diventa rapidamente un rapporto insostenibile.

E il problema non è solo quanto ti pagano per sviluppare. È tutto quello che viene dopo. Hosting. Manutenzione. Richieste. Modifiche. Spiegazioni. Aggiornamenti. Aspettative. Tutte cose che continuano a esistere anche quando il progetto è "consegnato".

Cosa mi hanno insegnato i piccoli clienti

Strano da dire, ma le esperienze più formative non sono arrivate dai progetti tecnicamente più complessi.

Piccoli e-commerce. Attività locali. Siti per ristoranti, erboristerie, artigiani, aziende familiari.

A volte il progetto valeva poche centinaia di euro. A volte qualche migliaio. Ma il problema era sempre lo stesso: dopo la consegna, il confine tra "progetto" e "assistenza" diventava una cosa sfumata.

Una modifica al testo. Una foto da sostituire. Un problema con la PEC. Una spiegazione da dare al cliente. Una modifica al menu. Un ritocco grafico.

"Ci metti cinque minuti."

Ed è quella frase lì che ho imparato a temere. Cinque minuti oggi. Mezz'ora domani. Mezz'ora moltiplicata per decine di richieste diventa una parte significativa della tua vita professionale. E nessuno te la paga.

Il problema non erano i clienti

Oggi non dico che il problema fossero i clienti. In molti casi ero io che avevo creato quelle aspettative. Senza accorgermene.

Avevo accettato prezzi troppo bassi. Avevo incluso cose che andavano fatturate a parte. Avevo risposto su WhatsApp. Avevo fatto modifiche "al volo". Avevo trasformato l'assistenza in qualcosa di indefinito.

E soprattutto: non avevo mai stabilito chiaramente dove finiva il progetto e dove iniziava un nuovo lavoro.

Quando sei giovane, tecnicamente capace e hai voglia di dimostrare quello che sai fare, è facile cascarci. Vuoi risolvere. Vuoi aiutare. Vuoi che il cliente sia contento.

Poi ti accorgi che stai lavorando sempre. E che il modello economico non cresce insieme al lavoro.

I clienti che voglio avere

Non è stato tutto negativo.

Ho avuto clienti che pagavano correttamente, rispettavano il lavoro e si sono fidati di me per anni. Alcuni volevano solo un sito e stop. Altri avevano bisogno di hosting e poco altro.

Questi rapporti mi hanno fatto capire che tipo di clientela voglio.

Non cerco il cliente che paga di più. Cerco il cliente con cui esiste un rapporto chiaro. Punto.

Poi ci sono stati i rapporti più complicati. Clienti che chiedevano modifiche in continuazione. Che consideravano ogni intervento incluso nel prezzo iniziale. Che contestavano piccoli aumenti. Che chiedevano assistenza su strumenti che non avevo nemmeno sviluppato io. Che scrivevano per questioni fuori dal servizio acquistato.

Anche quei rapporti mi hanno lasciato qualcosa: non tutti i clienti sono clienti che voglio avere.

Qualche anno fa avrei fatto fatica ad accettare una frase così. Oggi la considero fondamentale.

La liquidazione mi ha costretto a fare ordine

La liquidazione ha trasformato questa riflessione in qualcosa di concreto.

Ho dovuto guardare uno per uno clienti, domini, server, hosting, progetti, pagamenti. Tutto quello che negli anni era stato costruito.

E mi sono fatto una domanda semplice:

"Se dovessi ricominciare oggi, costruirei l'azienda nello stesso modo?"

La risposta è no.

Non perché fosse tutto sbagliato. Tutt'altro. Tecnicamente ho imparato enormemente. Ho costruito sistemi complessi. Ho lavorato su architetture backend, sicurezza, database, realtime, SEO, infrastrutture, applicazioni custom.

Ma ho anche imparato che essere tecnicamente bravi non basta per costruire un'attività sostenibile. Serve progettare anche il modello di business. Cosa che non ho fatto.

Il nuovo modello

Per il futuro voglio muovermi in una direzione molto diversa. Tre livelli.

Hosting

Servizio semplice, standardizzato, possibilmente con infrastruttura italiana. Pochi piani, poche eccezioni, confini chiari.

L'hosting deve generare ricavi ricorrenti senza diventare un secondo lavoro. Che è esattamente l'errore che ho fatto prima.

Consulenza

Non voglio più vendere il mio tempo a caso.

Consulenza selettiva. Prezzi e scope definiti. Se qualcuno vuole una modifica, una nuova funzionalità, un intervento tecnico: quello è un nuovo lavoro. Non "ci metto cinque minuti".

SaaS

Il livello su cui voglio concentrarmi di più.

Prodotti piccoli, verticali, nati da problemi che ho incontrato davvero. Non l'ennesimo software enorme che prova a fare tutto. Strumenti che risolvono bene un problema specifico. Fine.

La lezione più importante

La cosa più importante che mi porto via da Spotex non è una tecnologia.

Non è Express.js. Non è PostgreSQL. Non è Docker. Non è Socket.IO.

È una cosa molto più semplice:

un'azienda deve essere progettata per non dipendere continuamente dalle persone che la mandano avanti.

Se ogni cliente deve parlare con me, non ho costruito un sistema.

Se ogni problema richiede il mio intervento, non ho costruito un sistema.

Se ogni richiesta diventa un'eccezione, non ho costruito un sistema.

Ho costruito un lavoro. Solo che era mio. E non potevo nemmeno prendermi ferie.

Chiudere non significa buttare via tutto

La liquidazione di Spotex non cancella quello che ho fatto.

Mi porto dietro anni di esperienza. Centinaia di problemi risolti. Architetture progettate. Errori commessi. Clienti conosciuti. E una quantità enorme di lezioni che sui libri non le trovi.

Alcuni rapporti continueranno attraverso Delta Software SRLS. Altri finiranno. Altri verranno ridefiniti con regole più chiare.

Ed è probabilmente la cosa più sana che potesse succedere.

Perché questa volta non voglio solo cambiare società. Voglio cambiare il modo in cui costruisco il mio lavoro.

Meno personalizzazione inutile. Meno dipendenza dal mio tempo. Meno "ci penso io".

Più sistemi. Più prodotti. Più ricavi ricorrenti. E più libertà.

Spotex è stata una parte importante del mio percorso. Ma non deve essere il modello del mio futuro. Anzi: il modello di prima lo tengo solo come esempio di cosa non rifare.