Dopo Lyara ho provato il dropshipping: 2.000€ di vendite, più costi che ricavi
Dopo il progetto Lyara ho acquistato un corso di dropshipping, lanciato un one-product store e raggiunto circa 2.000€ di vendite in due settimane. Ecco perché non è diventato un business sostenibile.

Mentre Lyara stava diventando sempre più difficile da sostenere economicamente, ho cercato una via d'uscita nel dropshipping. Era il periodo in cui, nei momenti di maggiore difficoltà, l'algoritmo sembrava proporre un guru dopo l'altro con la promessa di un metodo semplice per vendere online.
Ho seguito quel percorso, ho comprato corsi, ho lanciato store e ho speso in advertising. Ho anche raggiunto circa 2.000 euro di vendite in due settimane con un singolo prodotto. Ma le vendite non sono diventate un business: i costi diretti tra pubblicità e fornitore erano già circa 2.100 euro, prima ancora di considerare il resto.
Il corso che sembrava la soluzione
In quel periodo ho acquistato Project One Million, un corso di Roberto Angeli, al prezzo di 699 euro con accesso dichiarato lifetime. Anni dopo il corso non era più disponibile per me, quindi quell'accesso “a vita” non si è tradotto in una garanzia concreta.
Sul contenuto, però, voglio essere corretto: il corso era strutturato e mi ha dato basi utili. Ho approfondito marketing, copywriting, storytelling e il modello di vendita in dropshipping su mercati internazionali. Mi ha insegnato anche il concetto di pubblico lookalike, che usavo per provare a ridurre il CPA, cioè il costo necessario per ottenere un acquisto.
Il problema non era l'assenza assoluta di informazioni. Il problema era ciò che mancava rispetto alla complessità reale del modello: come gestire correttamente gli aspetti burocratici, le regole dei diversi Paesi e l'impostazione concreta di campagne Facebook Ads affidabili nel tempo.
Il one-product store da 2.000€
Con ciò che stavo imparando, ho creato un one-product store: un e-commerce costruito attorno a un solo prodotto. Il prodotto era un piccolo cassetto/contenitore in plastica, fornito da CJdropshipping.
L'offerta non era il singolo oggetto e basta. Avevo creato pacchetti da 1, 2 e 5 pezzi, con sconti crescenti per incentivare un ordine medio più alto. Era un'applicazione concreta di una delle logiche più ricorrenti nell'e-commerce: aumentare il valore del carrello senza dover trovare un nuovo cliente per ogni vendita.
Il test portò circa 2.000 euro di vendite in due settimane. Sulla carta sembrava il segnale che stavo aspettando. Ma i costi tra advertising e fornitore ammontavano a circa 2.100 euro: le vendite lorde non coincidevano con il profitto. E mancavano ancora altri costi e rischi operativi.
Quando la burocrazia ferma il modello
Ho chiuso quello store perché non avevo impostato correttamente la vendita verso gli Stati Uniti e l'Australia dal punto di vista burocratico e operativo. Era un limite serio: stavo cercando di vendere globalmente senza avere una preparazione adeguata per farlo in modo conforme.
Questa è stata una lezione molto più importante delle tattiche pubblicitarie. Nel dropshipping è facile concentrarsi su prodotto, landing page e creatività. Ma quando vendi in Paesi diversi entrano in gioco obblighi, protezione del consumatore, imposte, informative, spedizioni, resi e responsabilità che non si risolvono copiando uno store o guardando un tutorial.
Lo store da 50 dollari e il consulente da 500 al mese
Dopo quell'esperimento ho acquistato anche uno store già pronto da un sito che li rivendeva, spendendo circa 50 dollari. L'idea era risparmiare tempo usando una struttura già fatta invece di costruire tutto da zero.
In seguito mi sono affidato a un consulente pubblicitario che costava 500 euro al mese. L'ho tenuto per un mese: non aveva generato alcuna vendita e ho interrotto la collaborazione.
Guardando indietro, stavo cercando scorciatoie diverse per lo stesso problema: un corso, uno store pronto, un consulente. Ma nessuno di questi elementi poteva creare al posto mio un'offerta valida, una gestione conforme e un'economia del prodotto che stesse in piedi.
Cosa ho capito sul dropshipping
Questa esperienza mi ha portato a una conclusione personale: l'e-commerce fatto bene richiede struttura. Richiede capitale, competenze, controllo della filiera, assistenza, operatività, dati e attenzione alla conformità. Le aziende più grandi hanno team e processi per sostenere questa complessità.
Non penso che ogni e-commerce o ogni progetto in dropshipping sia destinato a fallire. Ma ho capito che il modello non è la scorciatoia che viene spesso raccontata. Per me, in quel momento, era molto più facile spendere denaro in corsi, advertising e servizi che costruire un'attività realmente sostenibile.
La mia provocazione finale è questa: nel mondo dell'e-commerce marketing, chi vende consulenza, corsi o servizi può avere un modello molto più prevedibile di chi prova a vendere un prodotto generico senza vantaggio competitivo. Questo non rende automaticamente inutili consulenti e corsi; significa solo che bisogna chiedersi con lucidità dove si crea valore, chi si assume il rischio e chi incassa quando le campagne non funzionano.
Il dropshipping mi ha insegnato marketing e mi ha fatto fare esperienza reale. Ma mi ha anche convinto che, prima di inseguire il prossimo “prodotto vincente”, bisogna costruire basi che non dipendano da una creatività virale o dalla promessa di un guru.